Un trofeo stampato in 3D

La capacità di dare forma alle idee è uno dei punti di forza della stampa 3D, potendo essere utilizzata per progetti anche molto diversi tra loro. Abbiamo avuto modo di scoprire applicazioni nel campo dell’industria del mobile, dell’architettura, del design di gioielli e anche nel mondo della moda.
Oggi presentiamo due giovani designers, Daniele Fumagalli e Sabrina Banfi, che hanno collaborato ad un progetto estremamente interessante: la realizzazione di un trofeo-coppa per le laureate in Design in cui Daniele e Sabrina dovevano ideare, creare e stampare un premio che rappresentasse il concetto di creatività e fantasia che la disciplina racchiude.
Parte della sfida loro assegnata era quello di fare qualcosa che potesse essere stampato.
Per capire meglio lasciamo la parola a Daniele e Sabrina.

Ciao ragazzi. Prima di tutti presentatevi e spiegateci di che progetto stiamo parlando

Ciao. Noi, Sabrina Banfi e Daniele Fumagalli, siamo studenti di design presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti a Milano) e insieme abbiamo realizzato una coppa da consegnare alle laureate in design del nostro istituto per un concorso interno indetto dalla scuola.
Il premio in questione si distacca dal solito archetipo e uno dei punti fondamentali di questo progetto era il fatto che dovesse essere realizzato con la tecnologia di stampa 3D.
Una delle poche consegne che ci sono state date riguardava i concetti base a cui ispirarci: il premio doveva simboleggiare collaborazione, leadership e innovazione.

Perchè avete usato questa tecnologia per creare il progetto? Avevate già esperienza nel campo?

Le consegne per partecipare al concorso lo chiedevano espressamente, ma probabilmente ci saremmo rivolti a questo mondo in ogni caso perchè Daniele (che possiamo tranquillamente definire come il classico nerd) era già a conoscenza di questa tecnologia e aveva già avuto modo di realizzare dei progetti con voi di Sharebot: conosceva perfettamente la macchina (se ricordate era stato uno dei protagonisti di un particolare hackeraggio di Sharebot Kiwi-3D, ndR). Sabrina era più inesperta: l’argomento non è ancora molto approfondito a livello scolastico e ne aveva sentito soltanto parlare e s’è lasciata facilmente convincere da Daniele. Anche la scelta di usare una delle vostre stampanti era abbastanza ovvia e non ci abbiamo dovuto pensare molto.

Quale è stato il ruolo di una stampante 3D Sharebot nel vostro progetto e come vi siete trovati?

Le richieste del concorso ci consentivano di scegliere tra due diverse tecnologie di stampa 3D: FFF (Fused Filament Fabrication, ovvero l’estrusione di un filamento termoplastico) oppure SLS (sinterizzazione laser di polveri polimeriche). Fin dal principio abbiamo scelto e pensato il progetto per essere realizzato con una stampante 3D FFF; ci sembrava che scegliere la SLS fosse una sorta di “vi piace vincere facile” a causa dei pochi vincoli in fase creativa, al contrario con una stampante a filamento il progetto necessita di una fase di studio molto attenta e dettagliata per evitare spiacevoli sotto squadra (tutti quegli angoli superiori ai 90°) che finirebbero col compromettere tutta la stampa.
Da designer in erba, la fase di studio e disegno è fondamentale e progettare qualcosa con cura per poi vederlo prendere forma da’ grande soddisfazione.
Conoscendo il mondo Sharebot, abbiamo subito pensato di usare una Sharebot NG e ci siamo trovato subito a nostro agio: la stampante è intuitiva e precisa, perfetta per quello che dovevamo fare. Unica pecca (dovuta alla tecnologia e non alla stampante in se) è il tempo d’attesa per vedere terminato l’oggetto, comunque sopportabilissimo.

Spiegateci più dettagliatamente l’evoluzione del progetto e le reazioni ricevute.

Ci siamo subito complicati la vita: abbiamo scelto un disegno molto difficile, con una trama intrecciata, senza contare le intersezioni dei vari elementi del modello. La prima preoccupazione che abbiamo avuto è stata quella di evitare i vari sotto squadra. Questo tipo di attenzione ci ha permesso di esprimere al meglio il concetto di innovazione, uno dei temi centrali di questo progetto e uno dei fattori che ci hanno permesso di ricevere delle ottime critiche.
Molto apprezzata è stata anche la scelta del materiale: abbiamo utilizzato l’ECO PLA, perfetto per evocare il metallo sia dorato che argentato, come se la coppa fosse effettivamente fatta con questi materiali.

Una domanda molto diretta che usiamo sempre per concludere interviste e colloqui di questo tipo: che sviluppi avrà la stampa 3D nel vostro lavoro?

Nonostante si parli molto dell’esplosione del mondo della stampa 3D, siamo entrambi d’accordo che questa tecnologia non ha mostrato che una parte del suo potenziale e molte cose sono ancora da scoprire. Solamente 10 anni fa, prima del boom, l’idea di stamparsi un oggetto era riservata alle grandi aziende che utilizzavano macchine di livello industriale. Oggi sappiamo che la stampante 3D è destinata a diventare un oggetto da scrivania come un computer o una stampante laser, come designer questo ci stimola ancora di più: oggi possiamo passare dal disegno all’oggetto in pochi click, basta fare un buon progetto e abbiamo subito la possibilità di vederlo realizzato. La cosa è incredibilmente stimolante!

Per capire meglio l’entità, la difficoltà ed il valore non solo tecnico ma anche artistico del loro progetto abbiamo deciso (con il loro consenso) di rendere scaricabile il .pdf del loro progetto: nel file è possibile osservare tutti i disegni e le idee di partenza pensate da Daniele e Sabrina. Sfogliando le varie pagine del documento si capiscono tutti i passaggi che hanno dovuto fare per realizzare il premio e come esso si sia trasformato da disegno a modello anche grazie alla stampa 3D.

Potete scaricare il pdf qui.