“Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro. Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”

Alan Kay

 

Questa frase venne pronunciata al Palo Alto Research Center, in California, uno dei luoghi in cui è stato immaginato il futuro che stiamo vivendo, da un pioniere dell’informatica.

Nella nostra sede di Nibionno siamo sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni che possano espandere i confini della stampa 3D, applicando le nostre stampanti a sentieri poco battuti, strade impervie, tortuose, magari scomode, ma che possano garantire, alla fine del viaggio, una soddisfazione maggiore, la soddisfazione di, usando le parole di Alan Kay, “essersi inventati il proprio futuro”. Per questo abbiamo provato a stampare su tessuto, provando ad integrare l’attività principe brianzola, la tessitura, con la stampa in 3D, lavorando sul cotone e stampandoci sopra in TPU (stay tuned!), ottenendo un risultato di stampa notevole, pulito e di grande qualità.

La tecnica utilizzata è stata da noi ribattezzata “dressFFF”. Infatti il tessuto naturale (in questo caso cotone) differentemente dal tessuto artificiale non fonde, permettendo al materiale estruso (ad una temperatura di 240°) di avere un’aggancio ottimale, resistente e durevole.
Importante è far ben aderire senza pieghe la superficie su cui si desidera stampare al piano in vetro di Sharebot NG e Sharebot Kiwi-3D, in modo che la stampa risulti ben aderente al tessuto. Consigliamo di utilizzare una parte di tessuto “di brutta” per fare i settaggi e poi sostituire questo pezzo con il tessuto definitivo su cui si vuole stampare.

I limiti che la stampa 3D offre ancora non sono stati esplorati e Sharebot non vuole rimanere alla finestra ad aspettare, ponendosi sempre come obiettivo il testare in prima istanza nuove vie di sviluppo per questa tecnologia.

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